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SUMMARY:Assetou Diabaté: la Parola del Griot - Incontro con una cantastorie del Mali
DESCRIPTION:Assetou Diabaté: la Parola del Griot\nIncontro con una cantastorie del Mali\nIn occasione dello stage di danza tradizionale del Mali con Assetou Diabaté\, Officine Artistiche é davvero orgogliosa di presentare questa serata. \nGrazie al suono ancestrale della kora e ai racconti di questa coinvolgente Griotte\, intraprenderemo un viaggio musicale in terra d’Africa. Assetou ci descriverà in modo piacevole ed affascinante lo stile di vita della gente del Mali\, ma anche le tradizioni e l’evoluzione della società africana. Riporteremo con noi immagini\, suoni e canti..\nASSETOU DIABATÉ (Mali) – Voce\nADAMA KEITA (Mali) – Kora\nCHRISTINE LARGEAU (Francia) – Basso\nTradurrà per noi Sandra Antonaci. \nDOVE\nAlle 19.30\nPresso l’Auditorium della Casa della Musica\nVia dei Capitelli\, 3 – Trieste \nINGRESSO GRATUITO \nDANZARE CON ASSETOU. LO STAGE DI DANZA.\nPer il weekend del 2 e 3 dicembre\, Officine Artistiche offre la possibilità di seguire un WORKSHOP DI DANZA TRADIZIONALE DEL MALI con Assetou Diabaté\, accompagnati dalla musica rigorosamente dal vivo\, assieme ad Adama Keita\, Christine Largeau e i musicisti di Officine Artistiche. \nClicca qui per saperne di più \nASSETOU DIABATÉ\nAssetou Diabaté è nata a Bamako in Mali\, in una famiglia di eccezionali griot. I più conosciuti sono suo padre Sidiki Diabaté e suo fratello Toumani Diabaté\, ambasciatore della musica mandinga in tutto il mondo. I suoi genitori sono stati i fondatori principali dell’Ensemble Instrumental du Mali dove sua madre è stata una delle cantanti più famose dell’epoca.\nCresciuta e impregnata nell’universo artistico da sempre\, il suo arrivo in Francia nel 2008 ha lanciato la sua carriera artistica. Assetou insegna danza ma non si limita solo a questo: musicista\, cantante\, attrice e narratrice\, Assetou è un’artista completa. Durante i suoi atelier crea un atmosfera dinamica e coinvolgente. Luminosa ed emozionante\, si è adattata ai metodo di insegnamento europeo. \nIl griot\nNella cultura Africana a sud del Sahara la figura del Griot occupa un posto di rilievo nei riguardi della tradizione orale. Il Griot è il menestrello\, il cantastorie\, il depositario della memoria storica dell’intero Clan ed ha il compito di trasmettere\, con la narrazione\, l’identità di un popolo e tramandarla attraverso le generazioni.\nQuesti artisti della parola e dell’arte musicale esprimono con narrazioni\, canti e danze le leggende ed i miti della società cui appartengono. Ascoltati\, un tempo\, con rispetto da un pubblico attento\, i Griots raccontano le gesta eroiche di un Re\, la discendenza di una stirpe\, l’origine di un nome\, il segreto di un fatto della storia antica… \nLa kora. L’arpa-liuto africana\n\nLa kora è lo strumento tradizione a corde dell’etnia Mandinka\, ma più in generale dell’Africa Occidentale. Assieme al balafon (una sorta di xilofono) e allo n’goni (uno strumento avvicinabile al benjo) rappresenta la triade di strumenti musicali utilizzati dai griot ( jali / djeli)\, musicisti\, cantastorie e custodi delle tradizioni orali dell’Africa occidentale. \n\n\n\nÉ costituita da una cassa armonica costruita da una grande mezza zucca (una calabasse\, usata per fabbricare una grandissima quantità di strumenti in Africa)\, svuotata\, su cui è tirata una pelle di animale (mucca o antilope). Sulla cassa vi è un manico da cui partono 21 corde (un tempo di cuoio\, oggi in nylon) disposte in due file parallele (vi sono varianti di kora che arrivano anche a 28 corde complessive).\nIl suonatore di kora (korafola) la usa ponendola di fronte a sè e reggendola\, con le dita medie\, attraverso due appositi manici di legno\, mentre le corde vengono pizzicate con l’indice e il pollice. Lo strumento\, pur simile all’arpa\, si suona con tecniche più vicine alla chitarra flamenca.\nSi parla di kora fin dai tempi dell’antico Regno del Mali\, sebbene le prime testimonianze scritte sono della fine del 1700 ad opera degli esploratori europei (in particolare lo scozzese Mungo Park che la descrive in un resoconto di viaggio del 1799).
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